È stata da poco la Festa del Papà e non avendo un babbo enologo nel team di #Vinhood, ho pensato di ispirarmi a questi “father and son” di origine sarda.

Sto parlando di Dario e il padre Ferruccio Deiana, fondatore dell’azienda Ferruccio Deiana Vini.

Dario Deiana lo conosco dai tempi dell’Università di Viticoltura ed Enologia di Pisa.

Ho scoperto che fosse il figlio di uno dei colossi dell’enologia sarda (anche italiana a dire il vero) praticamente alla fine del nostro percorso di studi, per caso, a una delle nostre cene di degustazione (descrizione edulcorata dei nostri banchetti alcolici).

Aveva portato un #Affettuoso vino dolce dal nome particolare: Oirad.

Quando gli ho chiesto come l’avesse conosciuto, mi ha risposto che lo faceva il padre. 
"Tuo padre??!"
“Voleva rappresentare la massima espressione delle tre migliori varietà da dessert e mia madre, giustamente, gli ha dato il mio nome”.
Oirad, infatti, è il nome 'Dario' scritto al contrario.

Certo il cognome, Deiana, avrebbe dovuto insospettirmi, così come il fatto che Dario fosse sempre “sul pezzo” a lezione, ma lui non se ne vantava mai.

Questa capacità di non ostentare pare l’abbia presa tutta dal padre, che si è costruito una reputazione sporcandosi le mani con duro lavoro e studio.
Il nome dell'azienda poi, FERRUCCIO DEIANA, non è stato scelto per farsi pubblicità, ma perché voleva metterci la faccia. 
Tutta quanta: nome e cognome.

Fare vino è sempre stato il grande sogno del sig. Ferruccio, fin da quando, dopo aver frequentato la scuola di enologia di Conegliano, si era cimentato e affermato in campo commerciale.

Ma gli mancava qualcosa, voleva di più. 
Voleva un’azienda tutta sua per produrre vini che fossero espressione del suo estro e soprattutto della sua amata Sardegna.
Direi che ci è riuscito alla grande!
E quando dico alla grande, prendetemi pure alla lettera.
È partito da appena 10 ettari in quel di Su Leunaxi nel Comune di Settimo San Pietro in provincia di Cagliari e ora l’azienda ne conta circa 100! 
Un’enormità nel panorama italiano.

Nonostante le dimensioni extra-large non si è mai parlato di ridurre la qualità, che parte proprio dalla cura maniacale della vigna dove si coltivano esclusivamente vitigni autoctoni: Vermentino, Monica, Cannonau, Carignano, Bovale o Bovaleddu, Barbera Sarda, Malvasia, Nasco e Moscato su terreni accuratamente selezionati per valorizzare al meglio ciascuna varietà.

A dirlo sono io e la miriade di premi ricevuti.

Dalla Medaglia di Cangrande del 2004 - una sorta di premio Nobel alla Viticoltura - all'ultimo premio, del 2018, al Decanter Wine World Awards dove il Sileno Riserva, un Cannonau #Saggio ha ricevuto la medaglia di platino!

Se gli chiedi come sia riuscito a costruire questo impero, ti risponde col suo piglio, a volte un po' severo: “Serve duro lavoro e bisogna puntare sempre alla qualità” (Da leggere con accento sardo).

Poi lo ammette.
Non ci sarebbe riuscito senza l’appoggio della moglie Mariagrazia e la “gioiosa esuberanza” del figlio Dario (lo confermo Dario è proprio gioioso ed esuberante).
“Lavorare con papà è bellissimo, andiamo d’accordo… finché ognuno rispetta i propri spazi!”

A legarli è sicuramente la passione che Ferruccio è riuscito a trasmettere in maniera osmotica al figlio. Infatti Dario non ha mai avuto dubbi su cosa sarebbe voluto diventare da grande. 
Non solo perché erede di una grande azienda, ma perché sentiva che era proprio la sua strada.

Ora che anche lui è un giovanissimo babbo (abbiamo la stessa età, quindi è davvero GIOVANISSIMO) cerca di fare lo stesso con la sua prole.

Chissà se quelle gite tra i filari per mano a papà, ispireranno il piccolo Deiana jr a prendere le redini dell’impero.

Di Giuditta Padoan, enologa di #Vinhood.