Abbiamo scelto di certificare la nostra produzione secondo i criteri dello SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata). Si tratta di una certificazione volontaria, riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura, che attesta un metodo produttivo attento all’impatto ambientale, alla salute del consumatore e alla qualità del prodotto finale.Ma non si tratta solo di buone pratiche agronomiche: la produzione integrata è anche una scelta etica che significa coltivare la terra con rispetto, intervenendo solo quando necessario, selezionando accuratamente ogni prodotto utilizzato, e riducendo al minimo gli sprechi e i residui chimici. Significa, in sostanza, fare viticoltura con intelligenza e responsabilità.Per la nostra cantina questa certificazione è un percorso coerente con la propria visione del territorio e del vino: produrre qualità in modo sostenibile, valorizzando le competenze tecniche e il sapere agronomico, e restituendo al suolo ciò che gli si prende.Dario Deiana spiega con chiarezza cosa comporta questa scelta e perché, oggi più che mai, è importante.
Perché avete scelto di certificare la vostra produzione con il sistema SQNPI? Qual è il significato concreto ed etico di questa scelta?
Abbiamo deciso di aderire al Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata (SQNPI) per garantire al cliente un vino sostenibile fin dalla vigna. Non si tratta solo di una certificazione tecnica, ma di una scelta di campo perché per noi, produrre vino significa avere rispetto per l’ambiente, per il territorio e per chi lo vive. La produzione integrata certifica che ogni fase del lavoro, dalla coltivazione alla bottiglia, avviene secondo criteri di sostenibilità ambientale. È un approccio che tutela l’intero ecosistema del vigneto, riducendo al minimo l’impatto sul suolo, sulla biodiversità e sull’uomo. Non si abbandonano del tutto i prodotti chimici, ma si usano solo quelli selezionati, sicuri, che si degradano facilmente e vengono impiegati solo quando servono davvero: è un po’ come prendere una tachipirina solo con 38,5 di febbre, non prima. Serve monitoraggio costante, competenza tecnica, consapevolezza. C’è un uso mirato degli strumenti e un'attenzione costante al suolo, alla pianta e alla salute del consumatore.
Quali competenze servono per operare secondo questo sistema e quali benefici concreti avete riscontrato nel tempo?
Per lavorare in produzione integrata servono conoscenze agronomiche solide. Chi è laureato in agraria può essere esonerato dal corso iniziale, ma è comunque tenuto a seguire una formazione continua, con aggiornamenti annuali su tecniche agronomiche e principi attivi ammessi. Solo con un’estrema preparazione si possono fare interventi mirati e tempestivi, evitando trattamenti inutili e dannosi. Da quando abbiamo adottato questo sistema, il nostro suolo è diventato più ricco di sostanza organica e humus. Questo significa avere più microrganismi attivi, un ecosistema del suolo più vivo, capace di rispondere meglio alle concimazioni e di offrire alle piante tutto ciò di cui hanno bisogno. Un terreno sano è un valore inestimabile, perché rende più efficaci anche gli interventi fertilizzanti e garantisce nel tempo una qualità più alta del prodotto finale.
Molte aziende si fermano alla certificazione dell’uva. Perché voi avete deciso di estendere anche alla fase di imbottigliamento?
Sì, è vero diverse aziende aderiscono al SQNPI per la produzione dell’uva, ma non tutte proseguono il percorso fino all’imbottigliamento. Noi lo facciamo perché crediamo nella coerenza e perché abbiamo le competenze per gestirlo internamente. Si tratta di dimostrare che segui già le regole richieste e di sostenere un costo. Producendo direttamente il vino dalle nostre vigne, possiamo offrire una tracciabilità totale, dalla pianta al bicchiere.